trame di guerra

dalla prima all'ultima



castello visconteo di pavia

14 dicembre 2014 - 8 febbraio prorogata al 15 febbraio 2015



a febbraio la mostra è aperta con orario continuato da martedì a domenica dalle 10 alle 17.30



INAUGURAZIONE SABATO 13 DICEMBRE ORE 18 | Locandina | Comunicato Stampa
War Bottles. La stessa voce che risuona
Intorno al Giorno della Memoria
LA MOSTRA

La mostra "Trame di guerra, dalla Prima all'ultima", organizzata dai Musei Civici di Pavia, utilizza il centenario della Grande Guerra come spunto per guardare al presente ripercorrendo la storia.

I materiali relativi alla Prima Guerra Mondiale custoditi presso i Musei Civici di Pavia (diari, lettere, cartoline, disegni, fotografie, ma anche piastrine, medaglie, fazzoletti, armi, uniformi, elmetti) sono stati sottoposti allo sguardo creativo dei giovani artisti coinvolti nel progetto (Marta Vezzoli, Davide Bonaldo e Francesco Sala, Davide Ferrari, Jacopo Milanesi, Massimiliano Gatti, Matteo Antonini e Rossella Roli), esercitando una forte suggestione e ispirando alcuni dei lavori in mostra, per provare ad aprire un canale di relazione diretto e stabilire un dialogo, a distanza di tempo, tra la generazione che partecipò alla Grande Guerra e i giovani d'oggi.

La mostra, curata da Francesca Porreca, è stata progettata a quattro mani con Gigliola De Martini, conservatore storico e responsabile del Museo del Risorgimento di Pavia, mancata nel mese di settembre, cui l'esposizione è dedicata.





INFORMAZIONI

Sede:
Castello Visconteo di Pavia
Viale XI Febbraio,35

Orari:
aperto da martedì a domenica
a dicembre e gennaio: 9 - 13.30
a febbraio: 10 - 17.30

Biglietto: € 4,00
Mostra + Museo del Risorgimento
Gratuito under 26 e over 70

Catalogo in mostra

Visite guidate per le scuole:
prenotazionimc@comune.pv.it
Info: 0382.399770
museicivici@comune.pv.it
GLI ARTISTI E LE OPERE



Matteo Antonini Davide Bonaldo e Francesco Sala Davide Ferrari Massimilano Gatti

MATTEO ANTONINI

Biancosporco, 2014
Installazione

Nell’installazione si fondono materia e memoria, materia intesa non come sostanza determinata di un corpo, ma come materiale con impressa una propria memoria. Materia che diventa documento, testimonianza, elemento costitutivo di una ricerca.
Il passaggio dal bianco al nero sia sulla tela sia dalla farina alla terra è l’indicatore del mutamento della realtà da usuale ad anormale, da pacifica a bellicosa, un rilevatore di una storia di guerra, di una esperienza vissuta.
La farina è il simbolo della riluttanza, della resistenza e della tenacia di un popolo, ma anche la speranza per un epilogo positivo, mentre la terra con il suo carico di reminiscenze rappresenta la sofferenza, un contenitore di immagini provenienti dal passato.
Finito e non finito dunque entrano in relazione per comporre e insieme annullare la linea diacronica del tempo a favore di una percezione quasi tridimensionale dei diversi riferimenti temporali e materiali.

I ricordi non son tanti, 2012
Olio su tela

7, 8 ,9 (sette, otto, nove), 2013
Olio su tela

Le due tele dipinte racchiudono i concetti di memoria/materia, apportando una testimonianza visiva; una riproduzione della materia spuria in contrapposizione ad elementi della contemporaneità, creando un cortocircuito visivo di emozioni e di interpretazioni.
Una pittura che confonde, dove è evidente il contrasto tra la "verità" della memoria e la "bugia" di un presente talmente
finto da sembrare vero. Un presente dove realtà e finzione si scambiano i ruoli.

DAVIDE BONALDO E FRANCESCO SALA

Il laureato, 2014
Installazione

Elaborazione software: Marco Domenichetti

Con: Noemi Apuzzo, Giada Cipollone, Matteo Ferrante, Claudia Galbiati, Omar Makhloufi, Elisa Mandirola, Giacomo Micheletti, Sara Sacchi, Stefano Zocchi (allievi della Scuola di Teatro della Fondazione Teatro Fraschini di Pavia); Chiara Bruschi, Mario Campagnoli, Fabio Maria Carugno, Debora Donati, Alessandro Galvi

Difficile immaginare cosa passasse per la testa alle decine di studenti dell’Università di Pavia chiamati alle armi per partecipare alla Prima Guerra Mondiale. Impossibile ipotizzare l’ultimo pensiero balenato nella mente di quei centotrentaquattro che dal fronte non hanno fatto ritorno. Di loro non resta che il nome inciso su lapidi e monumenti; restano le fotografie scattate prima di partire per le trincee, restano i diplomi di laurea postuma honoris causa. Non conosciamo le loro voci, non conosciamo le loro speranze e aspirazioni, così come non conosciamo quelle di chi, oggi, ha l’età che avevano loro quando sono morti.
I ragazzi di oggi rubano quindi l’identità agli inconsapevoli eroi di un secolo fa, si tramutano in lapidi animate che ne restituiscono semplicemente il nome, le date e luoghi di nascita e di morte. Proprio con la cruda e asciutta rapidità di una lapide, ma in prima persona e al tempo presente.

DAVIDE FERRARI

War bottles, 2014
Installazione

Realizzata in collaborazione con Alessia Bottaccio

L’installazione prova a restituire, simbolicamente, le vite dei soldati che hanno preso parte al primo conflitto mondiale attraverso l’uso di frammenti che testimoniano la loro condizione di combattenti e di esseri umani. Ogni bottiglia diventa uno scrigno che custodisce “antichità private”. La vita del soldato: le schede cliniche personali – scelte tra oltre 55.000 esemplari originali conservati presso l’Archivio storico civico – sono una testimonianza dei danni provocati dalla guerra ma anche dell’intensa e indispensabile attività svolta dalle strutture ospedaliere e dalla Croce Rossa Italiana; il segreto dell’uomo: gli stralci delle comunicazioni private – diari, lettere, messaggi – testimoniano i sogni e i desideri, i bisogni e le paure, l’attaccamento agli affetti e la condizione di sradicamento dalla propria quotidianità.
Lo spazio è un luogo della memoria, immobile e desolato: come la risacca, deposita oggetti eterogenei a riva, non ordinati ma ognuno con la propria traccia di memoria, che attende di essere decodificata.

MASSIMILIANO GATTI

Hanno memoria le querce, 2014
Stampa fine art Giclée su carta cotone e alluminio

Video proiezione di Massimo Leonardi

Il titolo è mutuato dal verso di una poesia di Luciano Gherardi che suggerisce l’immagine delle querce come ultime portatrici della memoria degli eventi. Hanno memoria le querce è stato realizzato nelle zone dell’Appenino Emiliano, nei pressi di Castell’Arquato, dove si è formata una delle prime bande partigiane dopo l’8 settembre del ‘43. La parte fotografica è composta da due serie, la prima costituita da immagini di paesaggio realizzate in bianco nero e infrarosso, utilizzando una tecnica di derivazione militare che, dal punto di vista estetico e concettuale, restituisce immagini molto sbiadite, come ricordi slavati che svaniscono poco alla volta. La seconda serie di immagini ritrae oggetti appartenuti ai combattenti della Resistenza, che rivelano il lato più quotidiano dell’esperienza dei giovani soldati. Il video raccoglie, invece, le testimonianze dirette delle ultime ‘querce’ che ancora possono raccontare quei momenti, attraverso dei veri e propri flussi di coscienza.

In Superficie, 2014
Stampa fine art Giclée su carta cotone e alluminio

La ricerca è nata durante una ricognizione archeologica di superficie nel territorio del nord Iraq, dove la terra restituisce una quantità molto varia di materiale: tracce di millenni di civiltà, dai reperti di epoca assira, ellenistica, persiana e ottomana fino ad arrivare ai resti delle recenti guerre che hanno devastato il paese. Questi materiali rappresentano una traccia storica di grande importanza e sono il volto dell’Iraq, un paese che noi percepiamo principalmente come teatro di scontri e violenze, ma che è stato anche la culla della nostra civiltà.
L’affiancamento quasi paritetico di oggetti di diversa origine storica, ma che, in realtà, provengono dallo strato superficiale della terra, mette in evidenza, anche attraverso un gioco ironico di rimandi e somiglianze, che quello che siamo abituati a vedere e pensare dell’Iraq non è l’effettivo volto di quella terra. La giustapposizione degli oggetti appiattisce volutamente ogni profondità storica e riflette sulla prospettiva superficiale con la quale siamo soliti osservare l’Iraq e il Medio Oriente.

Jacopo Milanesi Rossella Roli Marta Vezzoli Materiali dei Musei Civici di Pavia

JACOPO MILANESI

Frammenti di guerra, 2014
Stampa su carta fotografica opaca

La deflagrazione di un ordigno colpisce a morte un soldato in trincea: il suo corpo martoriato giace sul terreno, gli organi una volta pulsanti di vita sono esposti alle intemperie e al trascorrere inesorabile del tempo. I tre scatti fotografici presentano in modo crudo l'aspetto più cruento e macabro della guerra, scegliendo di soffermarsi sui tre organi simbolo dell’umano sentire: il cuore, sede dei sentimenti, il cervello, sede della ragione, l’intestino, sede dell'istinto e dell'inconscio. Luci e ombre caratterizzano gli scatti fotografici ed evocano le luci e le ombre della partecipazione ad ogni conflitto, il coraggio e la disfatta, il prezzo di tante vite umane sacrificate per gli ideali della patria.

Cartoline di guerra, 2014
Fotomontaggi e disegni stampati in formato cartolina

Le cartoline di Milanesi spaziano tra realtà e finzione, provocazione e riflessione. Riflettono da un lato sul ruolo determinante delle immagini per la propaganda, dall’altro sulle infinite possibilità di manipolazione delle immagini stesse per veicolare in modo diverso ideologie e concetti chiave.
Nata nel 1865, la cartolina, spesso illustrata, era durante la guerra il mezzo di comunicazione prevalente tra i soldati e i famigliari lontani.
Attraverso disegni e fotomontaggi, Jacopo Milanesi usa lo strumento della cartolina per reinterpretare in chiave ironica e provocatoria alcune immagini-simbolo della guerra, trasformandole da messaggi di esaltazione e incitamento all’azione bellica a messaggi di pace in grado di mettere in luce la brutalità del conflitto e la possibilità di credere in un futuro diverso.

ROSSELLA ROLI

Mother’s Gas Mask, 2009
Assemblage

En plein air, 2011
China su carta velina imbottita

In queste particolari valigie non c’è spazio per i souvenir: sono kit di sopravvivenza, necessaire da viaggio da portare sempre con sé per non farsi mai cogliere impreparati, come a suggerire che nella nostra apparentemente serena e pacifica quotidianità nulla è come sembra. Ogni assemblage prende spunto da un dettaglio di memoria, da una foto o un oggetto d’epoca, da una storia realmente vissuta, per poi riflettersi e ripiegarsi sul presente, lasciando che il ricordo fluisca nel quotidiano.
Una grande valigia racchiude un kit formato famiglia di maschere antigas, comprensivo di elementi di ricambio e fotografie. Tra queste spicca però anche una maschera in vetro: una maschera inservibile, che ci parla di qualcuno che non c’è più e rappresenta un monito a non dimenticare.

Doll’s House. Monopoly, 2010
Assemblage

Ogni opera rappresenta un piccolo mondo in cui gli oggetti da un lato conservano intatta la loro funzione originaria, dall’altro contribuiscono a creare una storia del tutto nuova, che si intreccia con la Storia con la “S” maiuscola. È come se il bagaglio di esperienze, sentimenti, paure che ciascuno idealmente porta con sé trovasse qui una dimensione concreta, in grado di materializzare ricordi, situazioni, affetti.
La riflessione sull’infanzia e sul senso di perdita sono protagoniste di Doll’s House. Monopoly, una piccola scatola a due piani in cui un bambino è raffigurato mentre – da solo – gioca a Monopoly indossando una maschera antigas. Al piano di sopra, il letto matrimoniale dei genitori, in vetro, rende palpabile l’assenza.

Disney Express Lunchbox. The First Day of School, 2011
Assemblage

Un senso di tenerezza e inquietudine insieme aleggia in quest’opera: su un piccolo banco di scuola è appoggiato il classico cestino per il pranzo. Al suo interno, insieme all’occorrente per la merenda, una maschera antigas a misura di bambino, con le apposite istruzioni ispirate a quelle fornite dallo stato britannico durante la Seconda Guerra Mondiale. Ogni opera diventa un piccolo mondo in cui l’artista condensa oggetti e fotografie d’epoca, ricostruisce storie individuali come simbolo della storia collettiva e a raffigurare un’infanzia tenace, nonostante tutto.

Me and You. Picnic Set, 2012
Assemblage

Packing of Respirator (Pink and Purple Larkspur), 2012
China su carta velina imbottita, fiori

Tutto è pronto e perfetto per una giornata da trascorrere all’aria aperta: ogni cosa è al suo posto, coltelli e forchette, piatti e tazzine… ma anche in questo caso non può mancare una coppia di maschere antigas, con il filtro pieno di fiori profumatissimi: una riflessione dedicata all’aria che respiriamo, sempre più tossica, e al senso di insicurezza che ci accompagna sempre e che resta sospeso tra la fascinazione per questi piccoli universi poetici e il messaggio di urgenza che la presenza costante delle maschere antigas porta con sé.

MARTA VEZZOLI

Inside, 2014
Installazione
Garze, filo di cotone, ferro, terra

Traccia audio a cura di Martino e Marcello Mocchi.
Voce recitante: Marcello Mocchi

Le numerose lettere scritte dai soldati al fronte raccontano di giovani uomini, delle loro vite improvvisamente strappate alla quotidianità e riversate dentro una guerra che è vista di volta in volta con orgoglio ed entusiasmo, con orrore e spavento, impotenza per la morte dei compagni, speranza, impossibilità di comprendere.
Inside raccoglie simbolicamente le voci e i sentimenti di questi giovani soldati, per farci vivere gli aspetti più personali, sensibili e contrastanti che hanno caratterizzato le loro storie: un’opera “da sentire”, in cui entrare e muoversi liberamente per essere stimolati da suggestioni visive, tattili, sonore, olfattive.
Elementi onirici da un lato, concreti dall’altro: terra e ferro stanno a ricordare la terra delle trincee e il ferro delle armi. Il tutto è arricchito da una traccia audio con suoni e letture tratte dagli scritti di cinque giovanissimi soldati pavesi. Le loro storie e i diversi sentimenti rispetto alla guerra diventano la voce dei tanti giovani partiti per il fronte durante la Prima Guerra Mondiale.

MATERIALI DEI MUSEI CIVICI DI PAVIA

La mostra Trame di guerra prende le mosse dai materiali relativi alla Prima Guerra Mondiale custoditi presso i Musei Civici di Pavia: si tratta di diari, lettere, cartoline, disegni, album fotografici, ma anche piastrine, medaglie, fazzoletti, armi, uniformi, elmetti... materiali fino ad ora pressoché 'invisibili' ma carichi di suggestione, in grado di raccontare le storie individuali senza le quali la grande Storia collettiva non avrebbe senso.


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